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11月7日 schiavi dei sensiPERCHE' AMO CIO' CHE E' PROIBITO
L'essere attratti da qualcosa che necessariamente sia giusto tenersene lontani... più ci si impone un distacco più l'oggetto del desiderio in questione incrementa esponenzialmente il suo fascino, la sua forza magnetica...
Il sapere che non si deve fare lotta costantemente con il desiderio di doverlo fare assolutamente, diventando quasi un'ossessione...
Un uomo, trent'anni.
La prima volta che i nostri sguardi si incrociarono avvenne quella familiare, ma mai abbastanza, sensazione di rigidità che percorre tutta la schiena, come quando si è colti in flagrante...
Quegli occhi nocciola, le sopracciglia importanti e folte, un naso dritto e superbo, due labbra piene e rilassate perfattamente in linea con un mento da cowboy con tanto di fossetta.
Dovevo averlo.
Lo desideravo, lo bramavo, mi sentivo come una bambina viziata che vuole a tutti i costi essere accontentata nei suoi capricci.
Sapevo che non avrei mai dovuto guardarlo, che era sbagliato, che non potevo... e più pensavo a questo più i miei occhi venivano attratti da quelle larghe spalle, danzavano da quelle braccia possenti a quel torace accogliente, da quelle mani robuste a quel suo grandioso culo marmoreo... e più la sua immagine mi ammaliava l'anima più il mio corpo ne esigeva l'essenza, la carne.
Sentirsi così attratti e bramosi di qualcosa, di qualcuno...e sapere che non si deve desiderarare, o perlomeno, non si dovrebbe desiderare... ma quando il sangue che va al cervello annebbia la forza della ragione, quando la propria essenza di essere umani in quanto carne e istinti ha la meglio sulle varie congetture imposte dalla mente... allora nulla ha più importanza, allora conta soltanto la ricerca del proprio piacere e appagamento attraverso ciò che ha fatto scaturire il tutto.
Arrivò quel giorno, arrivò il giorno in cui i miei capricci di bambina furono accolti, arrivò il giorno in cui i miei occhi riuscirono ad intrappolare i suoi in una presa magnetica e ardente di voglia e inquetudine.
Aiutata da un aperitivo rinvigorente e caricante mi accinsi ad aprire quella porta.
La mia mano che spinge giù la fredda maniglia.
I miei piedi che uno dopo l'altro entrano senza la mia volontà nell'ingresso.
Le mie spalle che pesanti e fiere si abbandonano alla porta, che dolcemente viene richiusa sotto il loro peso.
La mia testa leggera e vuota che abbandona l'equilibrio e l'orientamento.
La ragione non mi comanda più, sono in balia dei miei sensi, dei miei istinti,
il mio corpo ha la meglio.
Lui è davanti a me. Mi avvicino. Sento il suo odore e quasi me ne stupisco... troppo tempo avevo aspettato quel momento e tutto era troppo reale per essere vero.
Sento i miei piedi che si mettono in punta, vedo le mie mani che salgono verso il suo viso, toccano la sua pelle, gli accarezzano i capelli, le mie dita ballano sul suo viso,lo esplorano, lo cingono.
Il mio corpo si avvicina sempre più al suo, tanto da sentire i sordi battiti del suo cuore tamburellare sopra il mio petto... i miei piedi si sforzano ancora di più sulle punte, il mio viso adesso è quasi all'altezza del suo.
Posso sentire il suo fiato caldo sul mio naso, la mia bocca non si lascia più contrallore e, irresistibilmente attratta, attacca il suo collo. Un morso, un bacio, un altro morso, quasi violento. Le mie labbra non si saziano e salgono in alto verso quel mento un pò all'americana, ci giocano, lo baciano, lo leccano.
Lui è immobile, quasi incantato dall'atmosfera di assurdità e magia che si è creata attorno ai nostri corpi, non ha ancora mosso un muscolo, un mano, un dito.
Ecco.
Ci siamo, la mia bocca gli ruba un bacio. Poi un altro, un altro ancora. La mia lingua si è animata, non mi appartiene più, esplora, affonda, scappa, si intreccia con la sua, calda e morbida, come calde e morbide sono le sue labbra.
Calde e morbide sono pure le sue mani, che hanno deciso di ribellarsi a quel corpo inerme e immobile e ora anche loro non fanno più parte di lui.
Frenetiche ma precise, mi stringono con decisione, sento che mi assaporano, che si nutrono di me, della mia pelle, della mia essenza.
Le mie mani decidono di seguirle, abbandonano il suo capo e scendono giù, lungo il suo collo, lungo il torace in cui un cuore sta scoppiando, lungo i fianchi duri e spigolosi, lungo quel sedere da statua, lungo gambe forti e sicure.
Senza rendersene conto siamo entrambi nudi, entrambi saturi ed esasusti di quell'aria attorno a noi, al limite di protendere ancora per molto la situazione, vogliosi di completarsi, di finire, di concludere, di morire.
Un amplesso dolce e violento, ritmico, martellante, impetuoso, selvaggio e addomesticato, ne io ne lui facevamo più parte di noi, entrambi rinnegati e abbandonati da quei corpi di cui un tempo eravamo padroni.
L'anima osserva beata e compiaciuta le bellezza della carne, la bellzza della fisicità perchè in sè accoglie tutto il mondo, nel suo piccolo comprende il senso delle cose, perchè fondamentalmente tutto ha lo stesso senso... nell'unione di due corpi ci stà l'unità dell'universo.
...e dopo...
silenzio.
Rientro in punta di piedi nel mio corpo, con un bacio sulla fronte mi congedo.
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